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Sono loro: Rosa, Giulia ed Errichetta (le tre figure di Dacia Maraini narrate nel suo libro “Ti parlo, mi ascolti? Tre donne sul palcoscenico”) a viaggiare nei colori cubisti e fauvisti in chiave futurista della prima di copertina del libro che ritrae appunto Dacia Maraini, creata dai pennelli di Giuseppe Notarbartolo spesi, per l’incontro illustrativo, in toni parigini, attraverso la nuova arte popolar digitale a compimento acrilico

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Paolo Battaglia La Terra Borgese indica la sinossi del libro per poter leggere da questa il futurismo della illustrazione di copertina di Giuseppe Notarbartolo: “Rosa è una pittrice di provincia, la cui personale vicenda si dipana tra la voglia di essere riconosciuta e la delusione di non incontrare attenzione, se non quella morbosa di un critico meschino, il cui giudizio peserà per molto tempo su di lei. Giulia è una meravigliosa ragazza, morta sotto le macerie causate dal terremoto dell’Aquila. La sua figura emerge lieve tra presente, in cui non è più, e passato di adolescente, piena di entusiasmi e di allegrie, figura danzante tra gli affetti dei genitori e delle amiche, fantasma stupito che fa capolino tra ciò che poteva essere e ciò che viene fagocitato dal dolore annichilito del nulla. Ed infine Errichetta, moglie coraggiosa di Carlo Pisacane, eroe e sognatore, patriota di una patria inesistente. Errichetta, figura fortemente consapevole del peso e dell’onore di essere donna, capace di scelte difficilissime e pagate a caro prezzo, fiera e innamorata, idealista e concreta.”

Due incisi, chiede Paolo Battaglia La Terra Borgese: il primo «Conoscevo troppo bene le arroganze e le crudeltà della Mafia che sono state proprio le grandi famiglie aristocratiche siciliane a nutrire e a far prosperare perché facessero giustizia per conto loro presso i contadini […] Io non ne volevo sapere di loro. Mi erano estranei, sconosciuti. Li avevo ripudiati per sempre già da quando avevo nove anni ed ero tornata dal Giappone affamata, poverissima, con la cugina morte ancora acquattata nel fondo degli occhi. […] Io stavo dalla parte di mio padre che aveva dato un calcio alle sciocchezze di quei principi arroganti rifiutando una contea che pure gli spettava in quanto marito della figlia maggiore del duca che non lasciava eredi. Lui aveva preso per mano mia madre e se l’era portata a Fiesole a fare la fame, lontana dalle beghe di una famiglia impettita e ansiosa. […] E invece eccoli lì, mi sono cascati addosso tutti assieme, con un rumore di vecchie ossa, nel momento in cui ho deciso, dopo anni e anni di rinvii e di rifiuti, di parlare della Sicilia. Non di una Sicilia immaginaria, di una Sicilia letteraria, sognata, mitizzata.» (Dacia Maraini, Bagheria). Il secondo.

Il Futurismo – spiega Paolo Battaglia La Terra Borgese – è un programma di vita, di stile, di arte e di letteratura lanciato nel 1909 da un gruppo di scrittori e artisti italiani, i quali, di fronte alla situazione culturale seguita agli epigoni del Romanticismo, cercavano di cogliere i nuovi valori positivi che l’organizzazione della vita moderna poteva suggerire. Vi è quindi, nel futurismo, un fondamento nuovo rispetto agli altri movimenti post-romantici: ed è la positiva volontà di vita, il superamento di ogni pessimismo, una clamorosa percezione della realtà in quanto si infutura, diviene.

Fra le tante definizioni date al Futurismo io, prediligo quella data dai teosofi e che affermò Filippo Tommaso Marinetti – ci confida Paolo Battaglia La Terra Borgese -: «I futuristi sono i mistici dell’azione. Infatti: Futuristi hanno combattuto e combattono il passatismo sedentario sotto tutte le forme: prudenza diplomatica, logica pessimista, neutralismo, tradizionalismo, culto dei libri, biblioteche e musei. Essi hanno adorato e adorano la vita nella sua colorata e tumultuosa varietà illogica e nella sua bellezza muscolare sportiva. Essi arricchirono l’arte e la sensibilità artistica con il succo e con le vibrazioni di una vita impavidamente osata vissuta goduta. Creare vivendo, talvolta contraddirsi. Affermare, slanciarsi, battersi, resistere, riattaccare. Marciare non marcire!» Ecco cosa sono le femmine Rosa, Giulia ed Errichetta in quanto colore nella pittura di Giuseppe Notarbartolo prestata alla rappresentazione della effigie di Dacia Maraini.

Ho definito – ci confida Paolo Battaglia La Terra Borgese – il Futurismo un programma più che un movimento: esso è una esperienza della vita e della cultura italiana in cerca della propria via di rinnovamento e di espressione.

Giuseppe Notarbartolo, giustamente, con intelligenza artistica esprime la sintassi del volto della gloriosa Dacia Maraini, nei modi di Marc Chagall e nei colori futuristici lessicali detti prima – chiude Paolo Battaglia La Terra Borgese -.

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Dir. artistica Emanuela Petroni
Salve, posso esserti utile ?