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I Martedì Letterari presentano il 21 marzo ore 16.30 Carlo Piano con l’opera:”Il cantiere di Berto.
( Edizioni E/O). “ L’incontro è inserito nel programma dell’Università delle Tre Età di Sanremo e nel
piano di formazione dei docenti Letture scelte con il Teatro dell’Albero. Ingresso Libero.
Il romanzo del Ponte di Genova
Una corsa contro il tempo per ricostruire il ponte crollato a Genova, un amore che si affaccia
quando i capelli stingono nel bianco. E un cane che non ha nome. Ci vuole coraggio per decidere il
nome di un cane. Ci vuole tanto coraggio anche per sfiorare le labbra di una donna, quando se ne
è dimenticata la dolcezza. La vita di Berto, professione geometra, enigmista per passione e tante
altre cose, sta per cambiare. Questo, almeno, lui spera.
Sono i mesi frenetici del grande cantiere sul Polcevera, dove tra le macerie germinano come steli
le diciotto pile che sorreggeranno il nuovo ponte. I riflettori sono puntati su Genova, governanti
d’ogni casta sfilano in passerella, la gente si assiepa davanti al recinto per assaporare la rinascita
del viadotto. C’è bisogno di riscatto. Si chiamerà Genova-San Giorgio, ma ancora nessuno lo sa.
Neppure l’architetto di chiara fama che l’ha disegnato. C’è una ferita da rimarginare, quella della
fiducia smarrita nella tragedia. L’ha smarrita anche Berto, assieme a tanti altri, in una mattinata
burrascosa di mezza estate. Sembrava autunno inoltrato, ma era la vigilia di Ferragosto.

Sul greto del torrente Polcevera c’è da compiere un’impresa per riparare il torto. Tra i mille operai
di questo cantiere, di questo luogo sospeso tra dolore e speranza, ci lavora anche lui: Berto fa il
caposquadra e non è un mestiere comodo. Ci vuole sangue freddo e anche un po’ di incoscienza
ad arrampicarsi sui casseri rampanti a quaranta e passa metri d’altezza, soprattutto se la pancetta
fa da zavorra e gli anni corrono a velocità bastarda.

I politici smaniano per tagliare il nastro, la magistratura indaga sulle colpe del disastro, i parenti
delle vittime invocano giustizia, la società che aveva in gestione il vecchio viadotto resiste agli
assalti trincerandosi dietro legioni d’avvocati. Il governo traccheggia sulle decisioni da prendere e
la gente di Certosa, e non solo quella, si scopre sgomenta. Berto sente sfuggire le ultime occasioni
e sa che non torneranno indietro.
Ci vuole coraggio a decidere. E lui deve scovarlo per evitare lo scempio: del ponte, dell’amore, del
suo cagnaccio e della vita stessa.

Carlo Piano
Carlo Piano avrebbe dovuto forse fare l’architetto, dicono, ma così non è andata. Che aggiungere?
Può darsi interessi qualche particolare biografico: nato a Genova – più precisamente a Pegli, nella
periferia di Ponente – nel 1965 sotto il segno dell’Acquario, si è laureato in Lettere. Diventato
giornalista, ha lavorato nelle redazioni di diversi quotidiani e settimanali a Milano. L’11 settembre
2001 si trovava a fare uno stage al New York Times, e non può dimenticare quelle urla lancinanti:
My God e tutto il resto di dolore… Il 14 agosto 2018 si trovava al mare in Liguria e non potrà mai
dimenticare lo sgomento del ponte che crollava con il suo carico di vite.
Collabora con La Repubblica, La Stampa e Il Secolo XIX.
Ha scritto per Feltrinelli, assieme al padre Renzo, Atlantide, pubblicato anche in inglese da Europa
Editions e vincitore del premio letterario Caccuri. Sempre per Feltrinelli è uscito il libro illustrato
Alla ricerca di Atlantide. Ha inoltre curato due libri per Skira sulla bellezza che si nasconde anche
nelle periferie: il Giambellino a Milano e Marghera. Gli piacciono i cani, ma non quelli piccoli e
dall’abbaio isterico. Gli piacciono i cantieri, perché ogni giorno sono diversi da quello precedente.
Così ha scritto questo romanzo.
Martedì 28 marzo ore 16.30 Mauro Mazza presenta la sua ultima fatica letteraria: “ Lo stivale e il
cupolone” ( IL Timone). Partecipano S.E. Mons. Antonio Suetta Vescovo diocesano e il dott. Carlo
Sburlati, giornalista, scrittore.

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Dir. artistica Emanuela Petroni
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